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Vittima di Dacca firmò petizione in difesa degli islamici: sgozzata perché non sa il Corano

Il destino a volte è proprio beffardo. Tristemente beffardo. Perché questa è una delle notizie che non vorremmo mai dare. Adele Puglisi è una delle vittime del macello islamico avvenuto a Dacca. Aveva 54 anni. Possedeva una casa a Catania e la sua famiglia era a Punta Secca, il borgo sul mare di Santa Croce Camerina (vicino Ragusa), diventato famoso come location per la serie tv del commissario Montalbano.


Adele lavorava nella capitale del Bangladesh, era una manager per Artsana. Venerdì sera era al tavolo con l’amica Nadia; tutte e due sono state uccise dai terroristi, nell’Holey Artisan Bakey. La donna era in procinto di partire per tornare in Italia: volo Dacca-Catania e poi casa, appuntamento con suo fratello Matteo che l’aspettava per cena. Non ce l’ha fatta.

E lascia l’amaro in bocca soprire un suo post, sul suo profilo Facebook, datato 25 novembre 2015, dopo l’attentato islamico di Parigi. La donna aveva condiviso la sua indignazione per il titolo del quotidiano Libero, “Bastardi Islamici”, mostrando con orgoglio la sua firma online alla petizione per chiedere la radiazione dall’albo dei giornalisti dell’allora direttore Maurizio Belpietro.


Adele voleva un mondo migliore, di Pace. E si è trovata nel posto sbagliato al momento sbagliato. Non sapeva il Corano ed è stata trucidata. Da dei “bastardi”.

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