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“Yes, we can”, e fuori dalle palle: finalmente finisce la disastrosa era Obama, ora tocca a Trump




È finalmente finita la disastrosa era Obama che ha creato destabilizzazione dall’Ucraina alla Siria. Si commuove durante il suo discorso di addio, ma non perde occasione per lanciare frecciate di odio contro Trump. Il vento è cambiato questa è l’era della pacificazione.

Barack Obama si congeda dall’America parlando a Chicago, la città dove la sua esperienza politica iniziò come organizzatore di comunità.

Per l’occasione rispolvera il suo fortunato slogan, quello che lo trascinò alla Casa Bianca nel 2008: “Yes, we can!”. Un discorso di addio alla nazione commosso: “Americani, è stato l’onore della mia vita servirvi. Non smetto. Continuerò a farlo da cittadino per il resto dei miei giorni”.

A dieci giorni dalla fine del suo mandato Obama tiene un discorso amaro. Si percepisce il senso della “sconfitta” (non sua ma di Hillary). “La lotta contro l’estremismo e l’intolleranza sono una cosa unica con la lotta contro l’autoritarismo e l’aggressione nazionalista”. Commosso, Obama ha però rivendicato i successi: “Yes we can, yes we did”, (sì ce la possiamo fare, sì ce l’abbiamo fatta, ndr). Esorta tutti gli americani all’impegno politico contro quelle che ha identificato come quattro “minacce alla democrazia“: un cedimento nella solidarietà nazionale, le divisioni razziali che spingono gli uni contro gli altri a beneficio dei più ricchi, una fuga dall’aderenza ai fatti ed una certa apatia nella difesa della democrazia.

Obama è convinto che si rischia di compromettere la democrazia “se cediamo alla paura così come dobbiamo rimanere vigili contro le aggressioni esterne, dobbiamo proteggerci dall’indebolimento dei valori che ci rendono chi siamo”. Il presidente non lo cita direttamente ma le sue parole sembrano un attacco a Trump. Punta il dito, infatti, contro certi temi “populisti” e anti-immigrati che finiscono per fare gli interessi dei più ricchi: “Se ogni questione economica viene presentata come un contrasto tra un ceto medio bianco che lavora e una minoranza che non si merita gli aiuti, allora i lavoratori di ogni colore saranno lasciati con le briciole mentre i più ricchi si ritireranno sempre di più nelle loro enclavi private”.

“La nostra Costituzione – prosegue – è un dono importante e bellissimo ma non ha potere da sola, siamo noi, il popolo, a darle potere con la nostra partecipazione e le scelte che facciamo”.

Uno dei momenti più commoventi è stato l’omaggio che Obama ha fatto alla moglie Michelle: “Ragazza del South Side (quartiere periferico di Chicago, ndr), negli gli ultimi 25 anni non sei stata solo mia moglie e la madre delle mie figlie ma la mia migliore amica. Ti sei assunta un ruolo che non avevi chiesto e lo hai fatto tuo, con grazia e stile. Hai reso la Casa Bianca la casa di tutti. Mi hai reso orgoglioso. Hai reso orgoglioso il Paese”. Il pubblico si commuove, applaude e si alza in piedi. “Siete diventate due incredibili giovani donne – dice rivolgendosi alle figlie (in sala era presente solo Malia, ndr)-. Di tutto quello che ho fatto nella vita, la cosa di cui sono più orgoglioso è essere vostro padre”.

Con fonte Il Giornale

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