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Rabbia della polizia: “Noi derisi e umiliati, senza poterci difende. La marcia a Milano la facciano per noi”




In Italia “sicurezza” fa rima con “poteva andare peggio”. Nel senso che se i poliziotti non perdono la vita arrestando a mani nude un malvivente, lo dobbiamo soprattutto al fato.

Non certo ad equipaggiamenti di grido, pattuglie sovra-dimensionate, durezza della repressione al crimine e via dicendo. No: solo tanta fortuna e molto fegato di chi, nonostante tutto, non scappano di fronte ai malintenzionati. Il caso dello straniero che ieri sera a Milano ha accoltellato due agenti e un militare è solo l’ultimo lampante esempio di come siano costrette ad operare le nostre forze dell’ordine.

Lo avete visto il video? L’immigrato simpatizzante dell’Isis sventola il coltello come se fosse una bandiera e i tre servitori dello Stato che tentano di bloccarlo. A mani nude. “Ci sentiamo abbandonati, derisi, umiliati”, dice con la voce colma di dispiacere Massimiliano Pirola, segretario provinciale del Coisp-Milano e per anni sulle volanti alla caccia dei banditi. “Ci hanno tolto la dignità di fare i poliziotti. Non c’è più rispetto. Siamo costretti a lavorare con i caschi marci, senza leggi chiare e senza i mezzi adeguati”.

Per fare un esempio, ieri sera i due agenti della Polfer non avevano sotto la camicia alcuna protezione. Il coltello di Ismail Hosni ha sfiorato il torace di uno dei due, andandosi poi a conficcare nel braccio. Pochi centimentri e avremmo raccontato un’altra storia. La fortuna, appunto. “I giubbotti anti-taglio non sono in dotazione, se non a poche squadre e di numero contato – spiega Pirola – Siamo disarmati: un guanto anti-taglio costa 3 euro dai cinesi: non ci danno neppure quello”. Per non parlare delle armi. Al momento la polizia italiana non ha uno strumento di offesa che sia una via di mezzo tra le mani e la pistola. Gli spray al peperoncino sono stati introdotti da poco, ma ce ne sono pochi e possono essere problematici. “Non possiamo usarli al chiuso – dice Pirola – e c’è il rischio di auto contaminazione. Senza contare che in questo momento in parecchi uffici sono assenti”. Basterebbe introdurre reti contenitive oppure i tase, ma lo Stato continua a tagliare sulla sicurezza. E così si verificano caserme in condizioni “pietose” e uffici ridotti con sole quattro persone a lavorarci.

Verità sconcertanti. In fondo non ci vuole molto per capire contro chi puntare il dito ogni volta che si sfiora la tragedia. “La colpa è di chi non ci dà le tutele necessarie, di chi non fornisce i mezzi giusti, di chi preferisce approvare il reato di tortura invece di punire chi aggredisce i poliziotti“, dice Pirola calibrando bene le parole.

Ogni anno 6mila agenti vengono feriti in manifestazioni, controlli e normali attività sul territorio. E cosa ci guadagnano? Poco (in stipendio) e molto (in critiche e attacchi). “Il nostro ruolo non è riconosciuto. Sono sempre tutti pronti a criticarci. E davanti a un giudice vale più la parola di un bandito che la nostra”. Querele, processi infiniti, condanne farsa. Il ritornello ormai lo conosciamo. “Non potete prendervela sempre con noi”, sentenzia amareggiato il segretario del Sap. E ha ragione.

Pensate a quanto successo alcune settimane fa in Stazione Centrale a Milano, proprio lì dove Ismail Hosni ha accoltellato gli agenti. Un blitz per controllare i documenti dei migranti in piazza Duca d’Aosta è stato trasformato dai “giustificazionisti” in una “retata nazifascista”. “Si è trattata di una strumentalizzazione – spiega Pirola – noi abbiamo bisogno di fare questi controlli. È per la sicurezza dei cittadini. E poi è dal 1985 che li facciamo, mica solo ora che ci sono i migranti…”.

Eccco. Tra pericoli, mancanza di materiali e attacchi continui, la polizia finisce col sentirsi “abbandonata”. “Siamo in difficoltà. Chi ce lo fa fare?”, dice Pirola che nel 2002 sventò un attacco terroristico di matrice islamista in metro. “Lo facciamo perché la nostra è una malattia. Non indietreggiamo mai. Faremo sempre il nostro dovere, qualsiasi cosa accada. Ma per una volta, invece di organizzare marce in favore dei migranti, sarebbe bello se ne facessero una per noi poliziotti

con fonte Il Giornale

redazione riscatto nazionale.it

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