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Parla la ragazza stuprata dagli antifascisti dei centri sociali: “Le compagne difendono gli stupratori”






Se sono antifascisti quelli che drogano una ragazza e la violentano a turno… non sono come gli stupratori “neri” del Circeo. No. Sono “compagni che sbagliano”, che vanno coperti e messi al riparo da denunce. La notizia viene sottaciuta, quasi solo sussurrata.  E le compagne che insultano la vittima perché ha avuto l’ardire di denunciare cosa sono? Anche loro, femministe che sbagliano o femministe per caso.

Il fatto avvenne sette anni fa al centro sociale di Parma. Il 12 settembre, per festeggiare la cacciata di Italo Balbo dal quartiere Oltretorrente, alcuni frequentatori della Rete antifascista di via Testi organizzano uno stupro di gruppo ai danni di una ragazza che conoscevano, portata lì da un amico. E filmano anche la scena. Ora tre di loro sono stati condannati (Francesco Concari, Francesco Cavalca, Valerio Pucci). La vittima, intervistata da Repubblica, osserva che giustizia non è stata fatta (il pm aveva chiesto nove anni ma non sono state riconosciute le aggravanti) anche se almeno è stato riconosciuto che di violenza si trattò perché lei non era affatto consenziente.

Dice la giovane donna, diciottenne all’epoca dei fatti: “C’erano anche altri, mi fa rabbia che non siano stati puniti per il semplice fatto che nel filmato non compaiono. Solo quei tre, il resto del gruppo l’ha fatta franca. Del resto io ero incosciente, non so cosa mi abbiano dato. Vedevo male e cose strane, non sentivo niente di decifrabile…”. Al processo gli stupratori si sono giustificati “tentando di far passare il tutto come una semplice bravata filmata per celebrare la prima volta con una ragazza di uno di loro, Cavalca…”.

Ma veniamo al punto più interessante dell’intervista, là dove la vittima racconta l’atteggiamento delle donne, delle compagne, solidali coi maschi stupratori contro la ragazza violentata, l’ “infame” che aveva portato la polizia dentro il centro sociale. “Sono state le peggiori, mi hanno coperto d’insulti perché ho denunciato, dandomi dell’infame per aver fatto entrare gli sbirri dentro ai centri sociali. hanno persino messo in giro la voce che mi ero messa con i fascisti e che andavo in giro con quelli di CasaPound… E poi io non ho denunciato nessuno. Volevo tutelare i miei genitori ed ero imabarazzata per una violenza che mi era piombata addosso da parte dei “compagni”. I carabinieri sono arrivati a loro perché hanno visto il filmato sul telefonino… Mi hanno apostrofato per strada con il nomignolo ingiurioso che faceva da leitmotiv a quel video. Per tre anni ho vissuto isolata…”.

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Redazione Riscatto Nazionale.it

 

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