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Ultima follia del PD: vietato dire clandestini o migranti illegali, ma alcuni amministratori si ribellano






Bisogna obbedire al politicamente corretto, ce lo dice il governo PD. Vietato dire clandestino. E anche migrante illegale. Ora è scritto nero su bianco in un documento che il Ministero dell’Interno ha recapitato alle Regioni. Si tratta –Scrive Il Populista– di un testo che dovrebbe dare indicazioni sull’integrazione dei rifugiati e che invece diventa una sorta di vademecum buonista, un manuale che impone un’accoglienza indiscriminata. Il documento “vuole rendere ufficiale la resa dell’Italia di fronte all’invasione di clandestini che stiamo subendo”, attaccano gli assessori regionali della Lega con delega all’immigrazione di Liguria, Lombardia e Veneto, Sonia Viale, Simona Bordonali e Manuela Lanzarin.

Nella bozza del Viminale si legge che “sia l’Ecri, nell’ultimo rapporto sull’Italia, sia lo Special rapporteur on the human rights of migrants, nella sua ultima visita in Italia, del 2014, hanno invitato il governo a utilizzare e a vigilare sull’uso di una terminologia che non rinforzi i pregiudizi contro i migranti ed eviti di utilizzare espressioni caricate quali migranti illegali e clandestini, ad assumere un ruolo di leadership nella promozione di un discorso politico che ponga l’accento sulla necessaria tutela dei diritti umani per tutti, inclusi i migranti, indipendentemente dal loro status legale, a sviluppare e implementare un programma di integrazione e diversità nazionale”. Quindi integrazione per tutti, clandestini compresi.

E ancora: “La comunicazione mediatica e il discorso politico si concentrano su pochi temi quali emergenza, invasione, irregolarità, clandestinità, sicurezza e terrorismo. Tematiche che parlano alla pancia degli italiani e che sono in grado di incidere sui sentimenti di paura e insicurezza dovuti alla crisi economica, etica e politica della società contemporanea e di gettare una luce negativa sull’accoglienza dei migranti, ostacolando il processo di integrazione e creando terreno fertile per i conflitti sociali”. Insomma siamo a cavallo tra la censura e la lezioncina morale da quattro soldi, mentre all’esecutivo si chiede di far rispettare la legalità.

Dunque il Ministero, spiegano i tre assessori della Lega, “vuole catechizzare gli italiani sul linguaggio da utilizzare. Noi non ubbidiremo ad assurde imposizioni linguistiche e continueremo a utilizzare questi termini assenza alcun problema, visto che sono contenuti nel dizionario della lingua italiana”. Non solo. Il testo ministeriale elenca una serie di provvedimenti finalizzati a una presunta integrazione, in cui però, di fatto, s’incentiva la realizzazione di moschee che negli intenti illusori del Governo devono diventare luoghi “aperti, sicuri e trasparenti”. A proposito di illusioni, il Ministero vuole intraprendere un percorso per “costruire un islam italiano”.

Viale, Bordonali e Lanzarin precisano che “vengono addossati a Regioni ed enti locali tutti i costi economici e sociali della presa in carico sanitaria, educativa e sociale dei richiedenti asilo. Il governo Gentiloni vorrebbe che fossero gli enti locali a mettere le pezze a un sistema di accoglienza fallimentare e malato, senza nemmeno prevedere risorse da destinare ai progetti”. E ancora: “Si tratta di un documento di partito, in cui si parla ancora di immigrati che pagano le pensioni agli italiani e si suggerisce di dare loro priorità nell’assegnazione di lavoro e di case popolari”. Per gli assessori di Lombardia, Liguria e Veneto “siamo alla follia e al razzismo contro gli italiani”. Oltretutto, nel testo si ravvisa che “è opportuno iniziare a prevedere che alcune attività di supporto all’integrazione siano offerte sin da subito anche ai richiedenti, oltre che ai beneficiari di protezione internazionale”. Ovvero un altro modo per affermare un principio caro alla sinistra: prima vengono gli immigrati, poi, forse gli italiani.

Con fonte Il Populista

redazione riscatto nazionale.it

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